Massimo Tiberio Rufo

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Cuba Querida: viaggi indimenticabili

Ci sono viaggi che restano impressi nella memoria come fotografie sbiadite dal tempo, e altri che continuano a vivere dentro di noi come una musica che non smette di risuonare. Cuba querida appartiene a questa seconda categoria: non è soltanto il racconto di un itinerario geografico, ma il diario intimo di un incontro con l’anima di un Paese.L’autore ci accompagna attraverso le sue giornate cubane con passo leggero e sincero. Non descrive soltanto ciò che vede: ascolta, osserva, si lascia toccare dalla realtà. Così il lettore sente l’odore del caffè appena tostato, vede il fumo lento dei sigari salire nell’aria calda, ascolta i ritmi che escono dalle case e che trasformano ogni angolo dell’isola in una danza.Ma Cuba querida non è solo colore e allegria: nelle sue pagine vibra anche la consapevolezza delle difficoltà, delle contraddizioni, della speranza tradita di un popolo che meriterebbe un benessere ancora lontano. Ed è proprio questa duplice visione — l’incanto e la malinconia — che rende autentico il racconto.Le poesie, nate sul posto, sono il cuore lirico del libro: lampi di emozione immediata che catturano l’attimo e lo trasformano in parola. Le fotografie, invece, sono sguardi fissati per sempre, frammenti visivi che completano la narrazione e ci portano ancora più vicino a quell’esperienza.Leggere Cuba querida significa viaggiare due volte: nell’isola caraibica e dentro il cuore di chi l’ha vissuta. È un libro che si legge come un ricordo e si custodisce come una promessa: quella di non dimenticare mai ciò che ci ha toccato davvero.Ho scritto Cuba querida più di vent’anni fa, 2004, al ritorno da un viaggio che mi ha segnato profondamente. Non era soltanto una vacanza, ma un incontro con una terra viva e contraddittoria, capace di donare sorrisi generosi pur tra difficoltà e privazioni.Le mie giornate a Cuba erano un intreccio di esperienze: il mare e il clima che sanno abbracciare, il profumo del caffè e dei sigari, la musica che invade le strade, gli incontri con persone semplici e giovani donne che portavano negli occhi speranze e fragilità. Ma dentro di me cresceva anche una forte curiosità: quella per le figure di Ernesto “Che” Guevara e di Fidel Castro, protagonisti di un’epoca che aveva segnato non solo la storia di Cuba, ma anche l’immaginario di intere generazioni. Volevo capire quanto di quella rivoluzione fosse rimasto vivo, quanto appartenesse ancora al popolo e quanto, invece, fosse già diventato mito o ombra.

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