Ortona
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Siamo negli anni successivi alla battaglia del fiume Frigido, dove Teodosio aveva trionfato e il paganesimo era stato sconfitto. Condannati e in fuga, Flavius e Ammonius vedono nell'arruolamento in una legione una possibilità di salvezza, il prezzo per ottenere il perdono offerto a chi combatte. La loro salvezza è legata alla guerra che divampa in Grecia, dove Alarico, re dei Goti, saccheggia le città finché l’intervento di Stilicone, osteggiato da Eutropio, non lo blocca nel Peloponneso. Questa novella Eneide racconta il loro viaggio e il successivo impegno sul campo di battaglia. Attraversano l’Adriatico e le sue terre, un mondo in bilico dove si stanno affermando poteri nuovi, tra il Cristianesimo trionfante e le fedi antiche che mascherano i propri riti. C’è chi si crede padrone di verità assolute, chi traveste l’antico con nomi nuovi, chi sopravvive senza più credere agli dèi. I sentimenti si intrecciano, come quello che lega il cristiano Flavius alla manichea Jaleh. Sul loro cammino incontrano anche amici come il timoniere filosofo Olokun, che dice: “La tolleranza nasce dall’umiltà, dal sapere che non esiste un’unica via.” Incontrano anche nemici come Acis, stratega brillante e ambiguo, al tempo stesso nemico e amico: un uomo che ama la pace ma sa costruire la guerra, disposto a sacrificare l’Occidente ormai barbarizzato pur di salvare l’Oriente, erede dell’ellenismo. Flavius invece non crede giusto abbandonare le genti d’Occidente e pensa che il futuro risieda nella convivenza con i nuovi popoli, da un rapporto che non si limiti all’uso delle armi. Attorno a loro si intrecciano inganni, tradimenti e battaglie. Lucius, Valerius, Arbesto, Drusus, Bruttianus, e Seneso, insieme a Romani, Germanici e Goti sono gli attori di un dramma in tre atti che si chiude con la sconfitta di tutti. E non dimentichiamo Galateia, l’etera che é informata su tutto, e la sua ammonizione: “Quando l’aquila d’Occidente e quella d’Oriente si beccheranno, il lupo verrà e le divorerà entrambe.”
