Storm Diving-Phoenix eyes

Intervista di Federica

Intervista “Sabato autori” dalla Rubrica di Un Cuore tra i Libri.

Ciao Storm Diving, ti ringrazio per aver accettato di partecipare all’intervista sulla rubrica di Un cuore tra i libri, vorrei chiederti di raccontarci qualcosa di te.
Ciao Federica e grazie a te e al blog per questa opportunità.

Posso chiederti come è nata la tua passione per la scrittura e come è nata la tua carriera di autrice?
Mi è sempre piaciuto scrivere, sin da bambina, perché era il modo a me più congeniale per esprimere le mie sensazioni, ma la mia carriera d’autrice, in realtà, non esiste. Non scrivo più.

Cosa ti ha spinto a scrivere “Phoenix Eyes” ?
Sono stata travolta da una valanga di emozioni violente e inaspettate. Un torrente di energia devastante che dovevo incanalare in qualche modo, per non rimanerne sopraffatta e annegarci dentro. Così mi sono seduta al pc e ho iniziato a digitare sui tasti per non impazzire.

C’è un motivo in particolare per l’ambientazione del romanzo?
Nell’ultimo anno e mezzo mi sono appassionata ai drama orientali, in particolare a quelli girati in Corea del Sud, inoltre la persona che mi ha ispirato il romanzo è sudcoreana.

Il romanzo “Phoenix Eyes” è stato il tuo romanzo d’esordio, posso chiederti da cosa o da chi in particolare hai tratto ispirazione durante la stesura?
Penso di potermi allacciare alla domanda precedente: guardando i drama ho iniziato a volare con la fantasia e a sognare la storia che poi ho raccontato in “Phoenix Eyes”.

Qual è stata la parte più difficile da scrivere del romanzo?
Ogni singola parte è stata una sfida con me stessa, sono sincera. Quando si provano determinate emozioni, farle emergere è lancinante perché sembra di viverle sulla propria pelle.
Forse, fra tutte, la più dolorosa da scrivere è stata quella prima della fine: il capitolo 43.

La storia era già tutta presente nella tua testa prima di iniziare oppure si è sviluppata man mano durante la stesura?
La storia era già esattamente così prima di iniziare anche solo a pensare che avrei potuto renderla reale, mettendola nero su bianco.
Phoenix Eyes nasce e vive così, non ho scritto per compiacere nessuno.
So che alcune parti possono far male, ma non cambierei nulla di ciò che ho deciso di pubblicare.

Ti saresti comportata come la protagonista, facendo le stesse scelte?
Assolutamente no. Samuela è il mio esatto opposto. Forse una proiezione astratta di me stessa per come vorrei essere in grado di amare e farmi amare.

Se fossi stata Anna o Kong Seol Do avresti interagito diversamente con le scelte della protagonista?
Io sono una persona libera, che ama la libertà propria e quella altrui.
Se fossi stata un’amica di Sam avrei lasciato che scegliesse da sola il suo destino, rimanendole accanto come hanno fatto Anna e Kang Seol Do.

Posso chiederti se hai delle abitudini per scrivere? Tipo ricercare un luogo in particolare o un oggetto in particolare che ti aiutano a focalizzare meglio la storia?
Non ho alcuna abitudine particolare. Semplicemente mi chiudevo in una specie di trance e permettevo alle mie emozioni di fuoriuscire.
Posso dire che questo libro si sia quasi creato “da solo”.

Preferisci scrivere in silenzio oppure accompagnata dalla musica? Nel caso, quale canzone affiancheresti al tuo romanzo?
Ho scritto immersa nella meravigliosa musica coreana. Alla fine di Phoenix Eyes c’è la Playlist con alcune delle canzoni che mi hanno accompagnata e che donano il titolo ai capitoli.

Nel romanzo c’è qualcosa di autobiografico oppure è tutta fantasia?
La storia è tutta di fantasia, ma le emozioni no. L’amore, la passione, la disperazione… quelli sono veri, sinceri e puri.

Io ho da subito amato Kim Soo Hyuk, e tu a quale personaggio sei più affezionata?
Sono affezionata in uguale misura ai miei due ragazzi: sono estensioni quasi vive di una me stessa che non conoscevo.
Samuela è chi vorrei essere. Kim Soo Hyuk è chi vorrei avere.

Quali scrittori hanno influenzato maggiormente la tua carriera di scrittrice?
Credo nessuno perché io so scrivere solo a modo mio.
Non ho mai letto romance e non conoscevo le dinamiche di questo genere. Phoenix Eyes, forse è diverso proprio per questo: perché non voleva piacere a nessuno e non era nato per essere pubblicato. Era solo mio. Non è stato facile lasciarlo andare. Parecchie volte lo hanno affiancato a “Il cavaliere d’Inverno” di Paullina Simons. Un paragone che mi onora moltissimo e di cui non mi sento meritevole.

Posso chiederti cosa ti ha lasciato questo romanzo a livello personale?
La consapevolezza di essere diversa da quello che credevo, forse.
La vicinanza delle amiche meravigliose che mi hanno spinta a pubblicare.
L’affetto di tutte le persone che lo hanno letto, capito e accettato per quello che è: un pezzo della mia anima.
Ringrazio davvero tutti.

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