Eleonora Ippolito - Una giornata storta

Scheda del libro

Titolo: Una giornata storta
Autrice: Eleonora Ippolito
Casa editrice: Officina Milena Edizioni
Data di uscita: 22 dicembre 2020
Genere:
Romance
Pagine: 298

Prezzo ebook: 3,99€
Prezzo cartaceo: 14,25€

Disponibile su: Amazon

Intervista di Federica

Intervista “Sabato autori” dalla Rubrica di Un Cuore tra i Libri.

A questo indirizzo trovate le domande rivolte all’autrice.

Innanzitutto, ti ringrazio per aver accettato l’invito sulla nostra rubrica, mi ha fatto piacere leggere il tuo romanzo “Una giornata storta”, perciò vorrei chiederti se ti fa piacere raccontarci qualcosa di te.

Un saluto a tutte le lettrici e a tutti i lettori della rubrica e grazie a te, Federica, per avermi concesso questo spazio e per aver letto il mio romanzo.
Raccontare qualcosa di me mi risulta sempre un po’ complicato… Per sintetizzare, diciamo che sono una sedicenne con ventitré anni di esperienza (sempre con la testa fra le nuvole!). Oltre ad amare la lettura e la scrittura, mi piace leggere manga, guardare anime e accarezzare tutti i gatti che mi capita di incontrare… ma non ditelo a Daisy, la mia pantera da salotto!
Ho qualche altra pubblicazione alle spalle, ho scritto per mille riviste locali e fatto tanti lavori diversi… ma la scrittura creativa resterà sempre il mio più grande amore.

Posso chiederti quando è iniziata la tua passione per la lettura e la scrittura e se c’è un autore o in particolare un libro che ha segnato l’inizio del tuo viaggio?

L’amore per la scrittura nasce in maniera chiara e dichiarata ai tempi delle scuole medie, ma già da prima avevo una certa inclinazione all’immaginazione più sfrenata. La realtà, già a quei tempi, non mi bastava, così ne creavo una tutta mia, più bella e colorata. Ho capito in seguito che quel mio scribacchiare continuo era molto più di un gioco. Era il preludio di un amore viscerale, indimenticabile, che avrebbe inevitabilmente fatto parte di me anche da adulta. L’amore per la lettura è nato paradossalmente subito dopo, quando, quasi per caso, mi ritrovai tra le mani “La figlia della luna” di Margaret Mahy, che mi ha praticamente stregata (è proprio il caso di dirlo, considerata la trama del romanzo!). Da allora, con la lettura, è stato amore assoluto. E sono proprio questo libro e questa bravissima autrice a segnare l’inizio di un viaggio meraviglioso, fatto di storie, avventure, riflessioni, personaggi indimenticabili e tanto altro.

Cosa ti ha spinto a scrivere “Una giornata storta”, come è nato il romanzo e quanto c’è di autobiografico?

Il romanzo è nato a seguito di una sfida con me stessa: volevo creare uno chick-lit che fosse diverso, che si discostasse un po’ dai canoni, con una protagonista che fosse tutt’altro che dolce. Nel corso della stesura, poi, la storia si è delineata quasi da sé, tra personaggi dal carattere forte e vicende che hanno il sapore della realtà. Di autobiografico c’è molto poco, giusto qualche dettaglio o qualche sottotrama… Michela, tuttavia, è assai diversa da me e le sue vicende si discostano totalmente da ciò che io ho vissuto fino adesso.

Vorrei chiederti di raccontarci come è iniziata la tua carriera e che cosa ti ha spinto verso questa scelta. 

Se parliamo della mia carriera di autrice, è iniziata più o meno a vent’anni, quando ho cominciato a credere un po’ di più nelle mie capacità e a far leggere i miei scritti alle giurie di concorsi letterari e simili. Ho cominciato a pubblicare da allora: racconti, articoli, recensioni per le riviste locali. Scrivere per me non è una scelta, è una necessità.

C’è un motivo particolare dietro all’ambientazione del romanzo?

Ho voluto ambientarlo in una città italiana come tante, ma in realtà, per alcune scene, mi sono ispirata alla bellezza di alcuni paesaggi costieri campani. Mi piace descrivere luoghi che ho visitato o dove ho vissuto… Non riuscirei mai ad ambientare un romanzo in un luogo dove non sono mai stata, mi mancherebbero le basi per farlo e mi sentirei poco credibile.

Qual è stata la parte più difficile da scrivere? E con quale personaggio ti sei trovata più coinvolto?

La parte più difficile da scrivere è stata quella in cui tutte le emozioni, tutto il dolore di Michela riemergono di colpo, facendo comprendere al lettore chi è davvero questa ragazza all’apparenza tanto forte e scontrosa. Non avendo, per mia fortuna, mai vissuto certe esperienze, mi sono chiesta come ci si sentirebbe a vivere certi eventi traumatici, come ci si sentirebbe a subirli… Ho cercato di sentire quello che sentiva Michela, ho cercato di mettermi nei suoi panni e di capirla fino in fono, in modo che poi anche il lettore potesse comprenderla. Ed è proprio con Michela che mi sono sentita più coinvolta: alla fine, io e lei, pur essendo molto diverse, siamo due eterne incomprese giudicate troppo spesso con superficialità. Questo sì, so davvero cosa significa.

Posso chiederti quale tecnica utilizzi per scrivere? Prepari una scaletta, uno schema dettagliato con ogni personaggio oppure scrivi d’istinto?

In realtà gli schemi non hanno mai fatto per me. Se ho un’idea, mi siedo davanti al foglio bianco e lascio che la storia fluisca da sé e che i personaggi prendano vita e raccontino le loro vicende. Almeno quando scrivo, desidero sentirmi totalmente libera, senza paletti e modelli da seguire.

Se dovessi associare una colonna sonora al tuo romanzo quale sceglieresti?

Nel corso del romanzo ci sono molti riferimenti a brani di musica pop-rock degli anni passati. Ognuno di quei brani definisce e caratterizza le scene cruciali della storia. Mi è però difficile sceglierne solo uno, anche se, secondo me, “Lost in paradise” degli Evanescence definisce alla perfezione l’essenza stessa di Michela e dei suoi conflitti interiori. Sì tratta di un brano rock ma dai toni melodici e a tratti nostalgici. Forte e dolce come la protagonista del romanzo.

Prima di lasciarti andare vorrei farti ancora due domande: 
Se la protagonista fosse stata una tua cara amica che consigli le avresti dato?

Di stare lontana dagli uomini, a prescindere! 😉

No, scherzo… Le avrei consigliato di dare comunque una possibilità alla gente e a se stessa. La vita, a prescindere dalle delusioni passate, merita di essere vissuta. Privarsi di alcune emozioni solo per paura di star male è sì un modo per proteggersi dalla sofferenza, ma può essere una soluzione solo momentanea, secondo me, che dura giusto il tempo di leccarsi le ferite prima di ripartire. Lasciarsi bloccare per troppo tempo dalla paura non fa che ingrandire la paura stessa, e comunque non è così che si vive. Per vivere davvero bisogna “sporcarsi” un po’, avere il coraggio di buttarsi a capofitto nella mischia per ballare a modo proprio, sperando di aver compreso come fare, provandoci. Starsene in disparte ad osservare la vita che scorre può essere comodo ma, a lungo andare, poco utile. Una vita piena solo di paure, senza sentimenti, senza emozioni (anche quelle negative!), senza azione, che vita è?

Per ultimo, ma non meno importante, se hai altri lavori in progetto.

Ci sono progetti in cantiere… spero di darvene notizia a breve!
Grazie per aver letto la mia intervista fin qui!

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