Lida Bram-ero lì per te

Scheda del libro

Titolo: Ero lì per te
Autrice: Lida Bram
Genere: Romance
Pagine: 270

Prezzo ebook: 2,69€
Prezzo cartaceo: 10,30€

Disponibile su: Amazon

Sinossi

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I Personaggi

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I Luoghi

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Le passioni

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Recensione

La protagonista di queste pagine mi ha colpito molto.
Il suo passato sentimentale l’ha segnata e il suo unico desiderio è quello di riprendersi la vita ed essere finalmente felice.
 

Con  l’aiuto delle sue fidate amiche che la sostengono in ogni occasione senza ma e senza sé, riesce a trovare lavoro a casa di un ragazzo che ha le sue stesse ferite, le sue stesse difficoltà, le sue stesse paure e la stessa voglia di rivincita e riscatto. 

Due protagonisti diversi, opposti oserei dire, riusciranno a riconoscersi e ad amarsi profondamente come meritano, mettendo da parte ferite e orgoglio? 

Anna

Estratto

#1

Ci mettiamo a cucinare di tutto e di più, prima in un silenzio di riflessione, poi pian piano ci scambiamo qualche sguardo, un sorriso, lui a tratti sembra volersi avvicinare poi si ritrae.
Cucinando mi rilasso e penso che Matteo abbia ragione, si può solo migliorare.

Dispongo il ripieno di una torta salata in una sorta di catartica redenzione personale, ponendo strati su strati di nuovo condimento per celare ciò che rimane sotto e che darà armoniosa consistenza al prodotto finale.

Un buon piatto nasce da tutti gli ingredienti, non è solo ciò che mostra in superficie. Un pizzico di sale, quanto basta, può fare la differenza.

Come per me. Come per Matteo. Quello che siamo, insicuri e tanto fragili, è il frutto delle esperienze del nostro passato. Sarebbe sufficiente una piccola emozione, ogni tanto una gioia, a spostare l’equilibrio e a renderci migliori, più vivi e brillanti.

 

Lida Bram - Ero lì per te - cena

#2

La precisione dei gesti in cucina, la meticolosità che ci metto affinché sia tutto perfetto, la cura per i dettagli, dall’indicare su ogni contenitore i tempi di cottura o riscaldamento, fino a sigillare tutto e conservarlo

sui diversi ripiani del frigo, in base ai giorni di consumo, ogni cosa mi è utile per trovare la mia calma interiore, una sorta di ordine mentale trasposto in ciotole e tegami. Lo trasferisco nel lavoro, attraverso la mia idea

di equilibrio dei sapori e dei colori, tramite la mescolanza di ingredienti conosciuti, ma che combinati in modo diverso sanno sempre sorprendermi. Godo nel vedere il cibo prendere forma grazie alle mie mani.

È una immensa soddisfazione e credo che traspaia da me, dalla postura eretta e dallo sguardo fiero che abbraccia la cucina perfetta dopo tanta fatica.

#3

Sento l’acqua smossa dalle bracciate alternate ribollirmi sulle dita. Quelli che hanno l’abitudine di tampinare gli altri mentre nuotano sono veramente fastidiosi. Mi fanno venire l’ansia e perdere il ritmo, mandandomi in affanno. Meglio evitare, quindi mi sposto serafica sfiorando la barriera della corsia con il lato destro del corpo, per fare strada al nuotatore speeddato. Cerco di mantenere il ritmo costante, un respiro ogni tre bracciate lunghe e ben distese, con tutta la calma del mio essere zen quando nuoto. Lo vedo passare vicinissimo e lo sento sfiorarmi la lunghezza del corpo col suo, eppure di fronte a noi non arriva nessuno.

Avrebbe tutto lo spazio per non toccarmi, sorpassarmi e filare via, liscio come l’olio. Non si tratta di Andrea e da qui capisco che al momento, ci sono in vasca almeno un paio di pirla.

E dai, non si fa! Ma che cazzo ti strusci! Respiro cercando di recuperare il ritmo senza farmi influenzare da nulla, solo dal suono ovattato e ripetuto delle mie bracciate e del mio fiato, che gorgoglia fuori e dentro i polmoni.

Arrivo al bordo vasca, faccio per voltarmi e ripartire quando, attraverso le lenti azzurrate degli occhialini, vedo che non si tratta nemmeno di uno sconosciuto, ma di un gran pezzo di maschio barbuto. Matteo. Matteo!

È lui che mi ha superato. Ora è fermo, appollaiato a bordo vasca, gomiti indietro a sorreggersi a pelo d’acqua, costume da bagno nero e fisico possente, per nulla mascherato dall’effetto vedo non vedo delle ondine. Porcaccia la miseriaccia.

#4

«Davvero mi porterai a fare un giro con questa?» Dico quasi strillando.

Ho tolto gli occhiali da sole per vedere meglio questo splendore. A parte Matteo. Lui l’ho guardato e riguardato più volte, prima e ora che annuisce, ridendosela sotto i baffi.
Sono fuori di testa per questa moto!

La trovo stupenda, la più bella e prestante, che rispecchia esattamente i miei gusti in fatto di motociclette.
Le adoro, pur non sapendole guidare e di questa in particolare ho parlato da poco con mio fratello, che ci sbava dietro e vorrebbe acquistarla, se solo sua moglie fosse d’accordo.

Mi piace da matti la linea, lo svettare sinuoso della forma dal muso fino allo slancio del sellone. Ha i fanali anteriori circondati da quella che sembra proprio una mascherina fatta per coprire astuti occhi meccanici. Sembra un Transformer. Mi dà l’idea che da un momento all’altro possa animarsi di vita propria e sollevarsi mastodontica.

#5

In effetti oggi faccio una fatica insolita a sollevare le gambe, i polsi sembrano cedermi all’impatto col sacco da boxe, trattenuti a stento dai guantoni e dalla mia poca collaborazione mentale. Fare le serie di addominali mi è sembrata una tortura cinese e al plank sono vergognosamente crollata al tappeto, dopo soli trenta secondi.

Trenta secondi. Normalmente ogni mia serie dura tre minuti.

Arrivo sfatta alla fine dell’allenamento e me ne vergogno con il mio io atletico, perché non è da me. Mi trascino negli spogliatoi con un macigno nello stomaco e osservo il mio riflesso nel grande specchio dell’antibagno. Sciolgo i capelli ridotti a un ammasso di scure alghe mollicce, che mi si appiccicano sul viso sudato. Al momento mi sudano anche le mutande.

Mi osservo bene. Occhi vacui, bocca imbronciata, spalle basse. Con i polpastrelli tiro in su la pelle delle tempie, cercando di riportare il sorriso nel mio sguardo. Schiaccio le guance tra i palmi aperti e le tiro verso l’alto, guadagnandomi un ghigno dalla me riflessa, per nulla di allegro.

Inquietante.

Non mi riconosco. Questa specie di medusa non sono io.

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